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Vita associativa 22 maggio 2014

Trianon all’asta, appello a Caldoro

Le organizzazioni sindacali di categoria Slc-Cgil e Uilcom-Uil, insieme a Sgc-Sindacato giornalisti della Campania, considerano gravi, false e inaccettabili le dichiarazioni del deputato Marcello Taglialatela, rilasciate a un quotidiano cittadino, in merito alla crisi delTrianon, che ha portato alla vendita all’asta, per la seconda volta, il teatro pubblico di Forcella.

Davanti alla crisi, conclamata pubblicamente, non è ammissibile scaricare le proprie responsabilità su gestioni di quattro anni fa, quindi remote nel tempo, o sui lavoratori con un loro presunto costo rilevante.

Innanzitutto, la volontà politica e gli atti amministrativi conseguenti devono venire necessariamente ed esclusivamente dal presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. Ogni dichiarazione terza non ha fondamento, anche quella di Taglialatela, che peraltro rivendica la titolarità di una delega per il Trianon a nome della Regione che nessuno però ha mai letto.

I dati snocciolati da Taglialatela sono palesemente falsi e contraddittori.

I presunti debiti fuori bilancio accumulati quattro anni fa sono stati “appostati” nei bilanci degli ultimi quattro anni?

Perché il presidente del Trianon, Maurizio D’Angelo – che ai sensi dello statuto dovrebbe presiedere il consiglio di amministrazione, ovvero l’organo di indirizzo del teatro, ma ha assunto anche il ruolo operativo di direttore generale, in forza di uno sconosciuto deliberato – non comunica i conti reali, come le organizzazioni sindacali hanno chiesto da sei mesi a questa parte, neanche al socio di maggioranza, la Regione Campania, come ha riferito in un episodico incontro sindacale la dott.ssa Rosanna Romano, direttore generale per le politiche culturali dell’Ente di Santa Lucia? E perché, mentre ormai sta per finire il mese di maggio, il presidente D’Angelo non ha ancora convocato l’assemblea dei soci per presentare il bilancio consuntivo del 2013 e quello preventivo del 2014?

La nostra ricostruzione di alcuni dati del bilancio conferma l’ordine di grandezza dei debiti verso i fornitori di ben oltre un milione di euro: ridurlo a un decimo – come fa Taglialatela – appare solo un tentativo infantile di coprire le responsabilità della gestione corrente di questa gestione, diretta da lui con il presidente D’Angelo e il consigliere Luigi Rispoli. Mentre occorrerebbe approfondire anche l’assenza di qualunque iniziativa di fund raising di questa gestione, al di là dei contributi regionali, bisogna stigmatizzare, nella maniera più netta, il miserrimo scaricabarile della sostenibilità del Trianon sui lavoratori: i nove dipendenti non “pesano” nel bilancio 500mila euro, ma meno di 400mila; il loro numero è anche sottodimensionato rispetto alla missione produttiva del teatro ed è totalmente impossibile ed erroneo un raffronto con un teatro cittadino che comunque ha uno staff numericamente comparabile pur non facendo attività di produzione.

Ma va anche sottolineato che i lavoratori del Trianon non solo costituiscono l’unica certezza professionale della struttura produttiva, ma sono anche vittime quotidiane dell’attuale gestione: oltre a non garantire gli stipendi da due mesi, l’azienda non versa i contributi previdenziali da più di un anno e, sempre da più di un anno, ha pure trattenuto indebitamente il quinto dello stipendio di molti dipendenti destinato a una società finanziaria; mentre sul piano della sicurezza – il teatro non ha da mesi la licenza di agibilità di esercizio, obbligatoria per legge – va anche registrato l’episodio di un lavoratore rimasto folgorato in sèguito alla fornitura di un gruppo elettrogeno, acquisita dilettantescamente, senza prescrizioni, direttamente dal presidente D’Angelo.

Con l’occasione, le organizzazioni sindacali chiedono anche merito alla gestione Taglialatela-D’Angelo-Rispoli di far conoscere i criterî e le modalità di selezione dei prestatori di beni e servizî, nonché di spiegare pubblicamente il progetto del presidente D’Angelo di nominare prossimamente un altro direttore, in posizione coordinata con presidente e direttore artistico: nel ricordare che al Madre il direttore è stato selezionato con un bando pubblico, ma, se le risorse umane costano tanto, perché questa nuova figura?

Il «mo’ basta!» dei lavoratori è, quindi, pienamente comprensibile e condivisibile: basta con la cattiva politica, incapace e opaca.

Le organizzazioni sindacali chiedono, dunque, al presidente Caldoro di azzerare la governanceamministrativa e artistica e convocare urgentemente una riunione – con le organizzazioni stesse e i rappresentanti dei lavoratori – nella quale presenti un concreto piano industriale di salvataggio e rilancio del teatro pubblico Trianon.

Slc-Cgil

Uilcom-Uil

Sgc-Sindacato giornalisti della Campania

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