Vertenze 30 gennaio 2026
All’unanimità l’assemblea delle redattrici e dei redattori dell’agenzia di stampa Dire proclama sciopero a oltranza a partire da oggi, venerdì 30 gennaio 2026, «che durerà finché l’editore dell’agenzia, Stefano Valore, non si siederà al tavolo di confronto con il Cdr per sottoscrivere un accordo sulla ripresa regolare degli stipendi e sul rientro di tutte le retribuzioni arretrate, comprese quelle restanti dei sospesi del 2024». Ne dà notizia un comunicato dei lavoratori in cui si ribadisce che «l’assemblea all’unanimità ha consegnato al Cdr un ulteriore pacchetto di 5 giorni di sciopero qualora il tavolo non porti risultati concreti».
Il Cdr della Dire, insieme a tutte le lavoratrici e i lavoratori dell’agenzia, «prende atto con rammarico e con profonda amarezza che l’appello alla responsabilità rivolto all’editore dal sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, rischia di cadere nel vuoto. A oggi – si legge ancora nella nota – la risposta alla richiesta di incontro urgente con il Cdr è stata la disponibilità di una data decisamente troppo lontana. Stamani, poi, l’editore “si è reso disponibile a incontrare tutti i dipendenti”, una proposta che, secondo il Cdr, non risponde alla richiesta di tavolo».
L’assemblea «è stremata dall’assenza di pagamenti regolari, non percepisce uno stipendio intero da mesi e non può più aspettare. Per questo – incalzano i giornalisti – è necessario che il tavolo venga istituito immediatamente per arrivare il prima possibile a un protocollo d’intesa per rientrare degli stipendi pregressi, compresi quelli restanti dei sospesi del 2024, e riprendere la regolarità degli stipendi correnti. Questa intesa, proprio ora che il piano di ristrutturazione del debito con l’Agenzia delle Entrate è stato omologato dal Tribunale di Bari e che Palazzo Chigi ha riattivato la convenzione con l’agenzia, è stata sollecitata peraltro anche dallo stesso sottosegretario, per il quale “in assenza di un accordo fra editore e Cdr per la corresponsione degli oneri dovuti il Dipartimento si attiverà per valutare se sussistano i requisiti per una sospensione o interruzione del contratto”. Il che porterebbe la Dire con ogni probabilità a un punto di non ritorno».
Dunque, «nella ferma intenzione di evitare questo triste epilogo, e su mandato unitario dell’assemblea di redazione, il Cdr torna a sollecitare l’editore ad accettare la richiesta di incontro per lavorare alla sigla di un accordo e proclama lo sciopero delle giornaliste e i giornalisti della Dire fin tanto che l’editore non si siederà al tavolo delle trattative. Un sacrificio enorme che l’assemblea ha deciso di affrontare per amore verso questa testata di rilevanza nazionale che ha sedi a Roma, Bologna e Napoli e corrispondenti da tutta Italia. Chiediamo all’editore – concludono i rappresentanti sindacali – la stessa attenzione».
Solidarietà alla redazione della Dire viene espressa dall’Usigrai, che ricorda come l’editore, nonostante il governo abbia rinnovato la convenzione con l’agenzia, continui a non corrispondere quanto dovuto. «Un atteggiamento irresponsabile – rileva il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico – che mette a rischio anche la convenzione appena rinnovata e con essa il futuro stesso dell’agenzia di stampa».
La Fnsi, che dal primo momento segue con grande attenzione la vicenda dei colleghi della Dire affincando il Comitato di redazione nella lunga e complessa vertenza, rinnova la vicinanza ai lavoratori tutti e il monito all’azienda a saldare immediatamente gli arretrati e a confrontarsi con il sindacato per trovare soluzioni che garantiscano il futuro dell’agenzia.