Vertenze 27 febbraio 2026
«Io mi occupo di informazione ed editoria. È chiaro che in questo settore noi abbiamo una cautela e un’attenzione superiore per un motivo molto semplice: la vittoria tecnologica dell’intelligenza artificiale che si profila all’orizzonte non può diventare la trasformazione in una società tecnocratica». Così il sottosegretario all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini, intervenendo, venerdì 27 febbraio 2026, all’evento ‘IA e Lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze’ organizzato dalla ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone per analizzare l’impatto dell’IA sul mondo del lavoro.
«Riteniamo che l’informazione debba avere una responsabilità umana, un confronto umano e una faccia. Non può essere generata soltanto dagli algoritmi, che non hanno una responsabilità come quella ovviamente etico-deontologica umana», ha aggiunto Barachini, concludendo: «Stiamo vedendo un impatto estremamente potente dei meccanismi di trasformazione e distribuzione dell’informazione su quello che sono gli stessi contenuti di questa informazione e quindi abbiamo un’attenzione strategica anche a quello che possono essere le trasformazioni dell’informazione e quindi l’impatto sulla partecipazione democratica».
«L’intelligenza artificiale deve essere al servizio del lavoro e del lavoro di qualità», la posizione della ministra Calderone, per la quale serve «una visione umanocentrica, quindi la persona al centro» nella gestione della rivoluzione apportata dall’IA. «L’intelligenza artificiale – rileva ancora Calderone –certamente comporterà un riposizionamento e soprattutto anche un rischio su alcune posizioni lavorative, ma porterà poi alla fine un saldo positivo in termini di nuove opportunità di lavoro».
Un tema «ovviamente connesso – conclude – alla strategia sulle competenze, alla formazione e alla riqualificazione dei lavoratori, all’attenzione anche a dare una risposta in termini di competenze digitali delle persone».
Ai partecipanti all’incontro è anche un messaggio della premier Giorgia Meloni. L’intelligenza artificiale è «la più dirompente rivoluzione che sta vivendo la nostra epoca», scrive, aggiungendo: «Eravamo abituati ad un progresso che aveva come obiettivo quello di ottimizzare le capacità umane e che si concentrava essenzialmente sulla sostituzione del lavoro fisico, in un mondo nel quale l’uomo rimaneva al centro. L’intelligenza artificiale ha ribaltato questo paradigma, perché ad essere soppiantato non è più il lavoro fisico dell’uomo, ma il suo intelletto, ovvero ciò che da sempre ha reso l’uomo insostituibile da una macchina».
Per Meloni, «se questo processo non viene governato, sempre più lavoratori rischiano di diventare inutili e lo scenario che abbiamo davanti è quello di un progressivo impoverimento della classe media. Ecco perché – sottolinea la premier – noi siamo convinti che l’IA sia una tecnologia che può sprigionare tutto il suo potenziale positivo solo se il suo sviluppo si muoverà in un perimetro di regole etiche che mettano al centro la persona, i suoi diritti e i suoi bisogni».